La storia di Messina

Messana Nobilis Siciliae Caput

Il porto di Messina

Il porto di Messina

Messina porta bene la sua età, ma nasce nel lontanissimo 750 a.C. con il nome di Zancle, che in greco significa “falce”. Guardando la forma del nostro porto non è difficile capire il perché del nome! La posizione strategica fece crescere rapidamente la città, che attirò così su di sé le mire espansionistiche del tiranno di Reggio. Venne così conquistata e il nome fu modificato in Messeni. La pace non durò però a lungo: gli anni passarono infatti tra guerre e vittorie, alleanze e tradimenti. Con le tre guerre puniche i romani conquistarono infine la Sicilia e liberarono Messina che diventò alleata di Roma ed esente dai tributi (invidiosi eh?). Anche Cicerone –buongustaio- si innamorò della nostra città che definì “grandissima e ricchissima”.

I Saraceni riuscirono però ad appropriarsi della città e ne trasformarono il volto. Ad esempio la Chiesa Annunziata dei Catalani diventò una Moschea (in seguito ricostruita e resa nuovamente cristiana), molti monasteri vennero saccheggiati e la città venne fortificata. Agli arabi seguì la dominazione normanna di cui trovate testimonianza in vari monumenti. Rappresentò un periodo florido per la città: pensate che la Zecca di Messina battè una moneta valida in tutto il Regno con l’orgogliosa scritta ‘Messana Nobilis Siciliae Caput’.

La Guerra del Vespro mise però fine alla serenità siciliana e chiamò tutta la città alle armi, ma proprio tutta-tutta. Non penserete mica alle donne siciliane come spaventate e indifese fanciulle? Le messinesi furono infatti protagoniste nella battaglia e si distinsero per il loro eroismo: sul Duomo trovate le statue di Dina e Clarenza come testimonianza del loro valore! Ma il coraggio non riempie gli stomaci, e la popolazione era molto affamata. Leggenda vuole che la Vergine Maria fece così approdare nel porto un carico di grano in aiuto dei cittadini. Sotto il dominio aragonese prosperò il commercio, nacque la prima università, venne costruita la “Palazzata” davanti al porto. Tutto troppo bello vero? Lo pensarono anche gli spagnoli che conquistarono la città reprimendo molte libertà.

Duomo di Messina

Duomo di Messina

I cittadini si ribellarono con l’aiuto della Francia, che però dopo quattro anni li abbandon. Messina sub ì così una cruenta vendetta spagnola e molti monumenti vennero distrutti. Pensate che i messinesi si abbatterono? Manco per sogno! Con impegno e determinazione ricostruirono la città!

Per provare ancora un po’ i cittadini arrivò però una terribile epidemia di peste, seguita da un terremoto – giusto per non farsi mancare niente-! Ancora una volta il coraggio e la forza dei messinesi fu più forte degli ostacoli e permise alla città di esser ricostruita e tornare in piedi. Arrivarono quindi i Borboni, ci fu la resistenza (con otto mesi di bombardamenti) e infine i garibaldini riuscirono a liberare Messina. I dominatori piemontesi non furono però migliori dei predecessori. Misero in ginocchio la città che dovette affrontare due nuovi terremoti. Quello del 1908 fece 70.000 vittime. I primi a prestare soccorso furono i russi, in quanto si stavano esercitando a poca distanza. Lavorarono incessantemente e mandarono ingenti aiuti economici: sulla targa del Comune troverete ancora inciso il ricordo dell’amicizia nata allora. Lo Stato Italiano, alla sua prima prova, diede invece alla città una medaglia al valore con le seguenti motivazioni:

“Nobile e antica città della Sicilia, duramente provata da calamità naturali e da eventi bellici, con impavida tenacia e sublime abnegazione da parte di tutta la sua popolazione, due volte risorgeva dalle macerie, mantenendo fiero e intatto il suo amore di Patria”.

Arrivò la Seconda Guerra Mondiale e ancora una volta i messinesi si distinsero per il loro coraggio nella lotta ai tedeschi, ricevendo così una seconda medaglia d’oro al valore. Messina era in ginocchio, ma fu ancora una volta ricostruita dal cuore indomito dei suoi abitanti. Quando camminate tra le sue strade pensate quindi alle vicissitudini della città: respirate la storia di uomini e donne coraggiose che non piegarono la testa né di fronte ai tiranni, né di fronte ai disastri della natura, e rimisero sempre in piedi Messina con passione, coraggio e forza.